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La testimonianza di Giorgia

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Foto di Gabriele Crozzoli - www.gabrielecrozzoli.it

Mi chiamo Giorgia, e se qualcuno si chiede come mai io sia qui a raccontare dei Bambini Chirurgici...beh, me lo sono chiesta anche io!!!!! Ho riflettuto, e sono giunta alla conclusione che io devo essere l'unica che è riuscita a completare la raccolta punti; quali punti? Quelli che i nostri chirurghi mi hanno regalato nei miei interventi.

Non si può nascondere che il bambino che arriva all'ospedale sia impaurito, dolorante, insicuro... così mi sentivo io la prima volta che sono approdata al Burlo Garofolo di Trieste.

Di solito, dopo alcune ore o alcuni giorni, la situazione di emergenza finisce e il bambino chirurgico inizia a vivere la routine ospedaliera, soprattutto chi è costretto ad una degenza prolungata. È proprio in questo momento che si sviluppa il rapporto interpersonale con medici e infermiere. Ci vuole una marcia in più per lavorare con i bambini ammalati, e, per questo, il personale del Burlo non lo batte proprio nessuno!!!!

Quante volte ho stressato i medici e mi sono dimostrata scontrosa o arrabbiata, e, nonostante tutto, loro non hanno mai perso la pazienza. Sono sempre stati pronti a darmi le necessarie spiegazioni sulle terapie che dovevo affrontare. Nei momenti in cui mi sentivo fragile, ho sempre potuto contare sulle care infermiere, che mi hanno consolata e confortata dimostrandomi in più occasioni il loro affetto, affetto che io ricambio sinceramente.

Non posso dimenticare di parlarvi delle molteplici opportunità di imparare che il reparto di chirurgia offre: si possono avere lezioni personalizzate di lingua straniera, tedesco, francese... per via del personale medico e paramedico.

Oppure, specialmente per i pazienti più grandicelli, come me, usufruire dei corsi gratuiti di "confezionamento garze", attività tutte molto interessanti che aiutano nel difficile compito di far passare il tempo, tempo che all'ospedale sembra non passare mai.

Mia nonna, che come tutte le nonne quando si tratta dei nipoti non è proprio imparziale, afferma che mi manchino ormai pochi esami per diventare infermiera, vista la mia lunga permanenza al Burlo.

Non voglio convincervi che ci si debba augurare un ricovero urgente o una lunga degenza perché il Burlo non è un parco divertimenti, ma sono convinta che noi bambini e ragazzi chirurgici abbiamo vissuto un'esperienza diversa, un'esperienza in più, un'esperienza che ci ha fatto crescere e diventare migliori, più forti e sensibili al dolore degli altri.

Siamo cresciuti anche grazie al Burlo.