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Il Cantiere Alto Adriatico

Breve presentazione del cantiere presso il quale è stata costruita l'imbarcazione che utilizzerà la Pelaschier per l'evento.

Il CANTIERE ALTO ADRIATICO nasce a Trieste nel 1991 dalla fusione di due cantieri specializzati nel restauro e nella costruzione di imbarcazioni in legno:
l’azione aziendale, fondata sull'alta capacità artigianale dei soci, tutti maestri d’ascia coinvolti nell'attività produttiva, è concentrata nella realizzazione degli interni di imbarcazioni da diporto in ferro e vetroresina.

L'incontro iniziale fra l'alta maestria dei soci e dei dipendenti con le esperienze progettuali di Carlo Sciarelli, uno dei nomi di spicco della progettazione per la nautica amatoriale e grande storico dello yachting, e le capacità relazionali di Mario Marzari, giornalista molto affermato nel settore, hanno assicurato al cantiere un buon posizionamento nel mercato sia in termini di immagine che di fatturato, e l'azienda ha consolidato nel tempo la sua posizione nella fascia alta, con uno stretto collegamento tra qualità della produzione, affidabilità aziendale ed immagine complessiva.
Purtroppo, Sciarelli e Marzari sono venuti recentemente a mancare: a loro va l’imperituro affetto di tutto il cantiere.


Nel 1992 il Cantiere si trasferisce a Monfalcone e l’attività di realizzazione degli allestimenti interni viene gradualmente abbandonata e si mette mano a restauri di barche d’epoca: fin dagli inizi, la qualità e l'affidabilità del cantiere in questo campo vengono affermate da numerose attestazioni e premi.

Nel 1999 viene costruita la prima barca, la Isabella, su progetto di Carlo Sciarrelli: negli anni successivi, l’impegno costruttivo diventa costante, senza diminuire l’attività di restauro.
L’esperienza accumulata nella lavorazione di un materiale nobile e sempre vivo come il legno, non ha imprigionato il cantiere nella tradizione, ma anzi gli
ha consentito di avviare percorsi di innovazione.


Nel 2006 il Cantiere dà vita ad uno spin off, ALTO ADRIATICO TECNOLOGIA E SVILUPPO, in cui vengono collocate le esperienze di Ricerca e Sviluppo fino allora portate avanti dal Cantiere.
L’idea alla base dello spin off è la possibilità di realizzare imbarcazioni sempre in legno, ma con un nuovo criterio costruttivo che consente di serializzare la produzione di imbarcazioni più leggere a parità di caratteristiche e senza i fabbisogni manutentivi delle imbarcazioni tradizionali.
Su questa idea è stato messo in costruzione un 38’ a vela per testare la validità della nuova metodica costruttiva: a bordo è montato un sistema di acquisizione ed elaborazione dei dati estensimetrici (raccolti da 50 sensori applicati nello scafo) realizzato dal Sincrotrone di Trieste e sono stati condotti presso il CATAS di S. Giovanni al Natisone test su campioni costruttivi.


La barca è stata progettata da Maurizio Cossutti, partendo da un concetto sviluppato da Mauro Pelaschier e da AATS.
Visti i positivi risultati dei test, che hanno confermato la validità della nuova
tecnologia, il Cantiere ha realizzato, su progetto di Federico Lenardon, il Feather, un cat boat di 14’ interamente in legno (con un peso, armo compreso, di soli 125 kg con 15,8 mq di velatura) e di ineccepibile realizzazione, destinato ad armatori che, senza nulla togliere al fascino del legno e della classicità delle linee, vogliano una barca con poche esigenze manutentive, di gradevole manovrabilità, adatta tanto ad un sereno day cruising quanto ad eccitanti planate.

L’attività di innovazione non si esaurisce in questa nuova tecnologia: il Cantiere si è dato un piano di Ricerca & Sviluppo, che è il ponte ideale fra il mantenimento della più rigorosa tradizione di qualità costruttiva e le opportunità che l’evoluzione della scienza e della tecnica offrono.